Il passaporto digitale del prodotto, spesso abbreviato in DPP, sta portando al centro della discussione una domanda concreta: come collegare un oggetto alle informazioni che servono durante la sua vita? Per chi conosce l’RFID, il tema è familiare. Una buona identificazione può aiutare, ma un’etichetta elettronica e un passaporto digitale svolgono compiti diversi. Capire questa distinzione permette di prepararsi senza acquistare tecnologie sulla base di obblighi inesistenti.
Che cosa prevede il quadro europeo
Il regolamento europeo sull’ecodesign dei prodotti sostenibili, ESPR, regolamento UE 2024/1781, stabilisce un quadro per introdurre requisiti di progettazione e informazione. I requisiti applicabili alle singole categorie vengono definiti attraverso atti specifici. Non basta quindi leggere la parola “passaporto” per concludere che tutti i prodotti debbano già averlo o che debbano usare RFID.
Una scadenza precisa riguarda alcune batterie. Dal 18 febbraio 2027, l’articolo 77 del regolamento UE 2023/1542 prevede il passaporto per batterie dei mezzi di trasporto leggeri, batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh e batterie per veicoli elettrici immesse sul mercato o messe in servizio. L’accesso è previsto tramite QR code collegato a un identificativo unico: un tag RFID aggiuntivo non sostituisce automaticamente questo requisito.
Per l’abbigliamento, la pagina della Commissione europea dedicata ai tessili indica l’adozione dell’atto delegato nel quarto trimestre 2027 come previsione. È un calendario indicativo di adozione, non la data di un obbligo universale già definito. Il quadro qui richiamato è stato verificato il 12 ottobre 2026; chi prepara un progetto deve ricontrollare gli atti pertinenti prima di decidere.
Tra gli aggiornamenti del 2026, la Commissione europea ha annunciato il lancio del registro DPP il 20 luglio, insieme a un ambiente di prova. Questo passaggio infrastrutturale non rende automaticamente obbligatorio il passaporto per ogni prodotto.
Il tag identifica, il sistema conserva le informazioni
Un tag può contenere un codice che consente al software di riconoscere il prodotto. Il passaporto richiede invece informazioni organizzate, aggiornabili e accessibili secondo le regole applicabili. Memorizzare una sigla sul chip non risolve la qualità dei dati, la responsabilità degli aggiornamenti o la disponibilità delle informazioni nel tempo.
RFID UHF può essere utile per leggere gruppi di oggetti nelle operazioni logistiche; NFC può agevolare un’interazione ravvicinata con un dispositivo compatibile. La scelta va collegata al processo. Un’identità stabile è il punto di raccordo: se il codice cambia a ogni trasferimento senza collegamenti documentati, ricostruire la storia diventa difficile anche con lettori efficienti.

Un esempio ipotetico: un componente riparabile
Immaginiamo un produttore di componenti che voglia distinguere modello, lotto e singolo esemplare. È un esempio ipotetico, non un caso cliente né l’affermazione che quel componente sia soggetto a uno specifico obbligo DPP. In produzione viene assegnato un identificativo; in magazzino vengono registrati gli spostamenti; dopo una riparazione viene aggiunto un intervento alla scheda corretta.
La parte decisiva è stabilire chi può scrivere ciascun dato. Le caratteristiche del modello possono appartenere all’ufficio tecnico, mentre un intervento riguarda uno specifico esemplare. Un documento di collaudo deve avere una versione riconoscibile. Se due reparti aggiornano liberamente lo stesso campo, il tag renderà più rapida la consultazione di informazioni potenzialmente contraddittorie.
Una checklist per preparare i dati
- Perimetro: individuare prodotti, categorie e atti applicabili, separando requisiti vigenti, previsti e scelte volontarie.
- Identità: decidere se serve il modello, il lotto o il singolo pezzo e documentare le relazioni tra questi livelli.
- Responsabilità: assegnare un proprietario a ogni informazione e una procedura per correggere gli errori.
- Accesso: distinguere ciò che può essere pubblico dai documenti destinati a operatori autorizzati.
- Continuità: pianificare conservazione, esportazione dei dati e disponibilità delle informazioni dopo cambi di software.
Per partire può bastare una selezione limitata di prodotti. Si raccolgono i dati già disponibili, si evidenziano quelli mancanti e si prova l’identificazione nelle condizioni reali. Questo lavoro resta utile anche quando un requisito settoriale deve ancora essere definito: evita di confondere un archivio documentale disordinato con un passaporto pronto all’uso.
Connettività e privacy vanno dichiarate
Leggere un identificativo RFID può avvenire anche senza Internet. Consultare un passaporto ospitato su un servizio web richiede invece la connettività prevista dall’architettura. È utile chiarire che cosa resta disponibile offline e come si sincronizzano gli aggiornamenti. Le informazioni sulle persone devono essere valutate separatamente: la storia del prodotto non richiede automaticamente il nome dell’acquirente.
Il DPP è dunque un problema di dati, responsabilità e accesso, oltre che di identificazione. Chi vuole valutare dove l’RFID possa aiutare il proprio processo può confrontare il progetto con RFID Sistemi, partendo da prodotti e requisiti concreti.
RFID Soluzioni è un portale di RFID Sistemi. I riferimenti alle soluzioni aziendali sono indicati come tali.
Contenuto verificato il 12 ottobre 2026.

